lunedì, 05 novembre 2007
Postato da erbode alle 11:50
Ci siamo cascati. Forse non è colpa nostra, sicuramente non è imputabile alla nostra volontà e al nostro (troppo spesso poco) buon senso. Eppure eccoci qui, senza un perchè, un per come, senza una soluzione, e forse, dopotutto, persino senza un reale problema. Non mi ricordo quando è scattato il passaggio,e no, non sarei capace di indicarne cronologicamente la genesi, eppure è la mia vita, la mia esistenza.
Siamo rinchiusi in una gabbia: non dite che non è vero, forse sarà una gabbia particolarmente spaziosa, forse siamo in troppi qui dentro, ma non si può negare che ci sia, non si può negare che siam tutti chiusi dentro. Ovvio che non parlo di una gabbia come quelle per gli animali dello Zoo, anche se forse sarebbe meglio una di quelle, perchè almeno ci accorgeremmo del nostro stato di prigionia, parlo di una dorata gabbia sociale che ci hai inghiottiti appena nati e che parrebbe non aver alcuna intenzione di sputarci fuori.
Prova a guardare fuori dalla finestra, che vedi? Prova ad accendere la TV, che vedi? No, non c'è corrispondenza. Cos'è che siam realmente chiamati a decidere, dov'è il nostro potere di scelta? Tutto ciò che decidiamo non è che una variabile già prevista nel nostro percorso, una stessa scelta compiuta da qualcuno prima di noi, una fasulla novità al sapore di "ho già dato, grazie." Dov'è finita la gente che sognava un futuro di giovani vagabondi con uno zaino sulle spalle? Che cazzo ce ne facciamo di un pianeta intero, se tutta la nostra vita è consumata tra casa, scuola, lavoro e bar dietro l'angolo? Viaggiare, che significato ha per noi questa parola? Ti vedo con il tuo itinerario in mano, eccitato all'idea di vedere un posto nuovo, per una settimana o due, girare sperduto e affascinato come un bambino, vivere tutto alla goccia perpoi sputare fuori quella stupida frase: "ci ritornerò prima o poi". Viaggiare non è più viaggiare, è guardare un film. E' farsi toccare da tutto quello che abbiam davvero intorno, ma solo per un attimo, senza farsi coinvolgere troppo.
Ci siam dimenticati che tutto là fuori è nostro. Ci siam dimenticati che possiam toccare il cielo con un dito e camminare sulle acque. Ci siam dimenticati che l'oceano è una pozzanghera, l'everest una cunetta e che il tempo è troppo poco. Persino il Vangelo, il Vangelo, che in così tanti considerano un testo bacchettone, ci insegna che l'uomo non ha un nido, eppure, eccoci tutti nella tane, a metter radici come gli alberi, impassibili, immobili. Sette miliardi di persone è quante ne conosceremo mai? 500? 1000? Se vado in manifestazione un pomeriggio con l'idea di conoscere tutti i partecipanti, ho conosciuto più persone che in un'intera vita.
Il cielo mi ha chiamato al di là. Non so se ci andrò, ho i compiti da finire..
Erbode