Che la cultura Hippie mi affascini non è mai stato un mistero, è un aspetto della mia vita che non ho mai celato e che ha sempre avuto una forte influenza (quantomeno a livello di ideali) sulle mie decisioni. Ieri questo forte attaccamento è tornato in auge poichè ho potuto (ri)vedere la trasposizione cinematografica del musical HAIR (Milos Forman, 1979). Lo considero un capolavoro, per quanto io non ami i musical questo è forte, diretto, sincero, bizzarro, divertente e decisamente sopra le righe: esattamente come il fenomeno Hippie.
Per quanto non si possa definire un movimento culturale (manca infatti una vera identificazione artistica, così come mancano veri e propri modelli o manifesti da seguire) di sicuro quello Hippie è stato un fortissimo movimento sociale. Un movimento caratterizzato da un rifiuto sistematico nei confronti della guerra, non solo di quella imminente del Vietnam, ma di ogni guerra intesa come processo generatore di paura, morte, ditruzione, rovina; quindi pervaso da una sublimazione del concetto di Pace, ma soprattutto di quello di Amore. Un amore libero verso il prossimo, chiunque esso sia, manifestato prevalentemente in ambito sessuale, con espressioni d'amore carnale libero, animalesco, incontrollato condizionato anche da una forta parificazione sessuale (HAIR i capelli lunghi simbolo di omologazione unisex) che non traccia più un vero confine tra amore eterosessuale e raffinata pederastia (in una delle battute del culto del film una poliziotta chiede ad un hippie se è omosessuale e lui risponde "Beh non caccerei di certo Mick Jagger dal mio letto, ma no, non sono omosessuale.") Una cultura segnata dallo smodato uso di droghe, in prevalenza allucinogeni, che permettono di fuggire dall'alienante realtà per abbracciare una surreale dimensione di sogno e pace perpetua; condizionata dal rifiuto di adattarsi a schemi borghesi quali il concetto di casa, famiglia, lavoro, scuola,igiene, conformismo e consumismo. Quella degli Hippie è una ribellione manifestata, urlata, esposta in modo esagerato: nei modi di vita, negli abiti pazzeschi e ultracolorati, nelle canzoni di rabbia e protesta, nell'uso di sostanze stupefacenti per dare una nota di colre al disagio esistenziale.
Certo è ovvio che, anche o proprio, per queste ragioni è facile capire il perchè tale cultura sia arrivata ad un rapido declino, così come è facile puntare il dito contro i fricchettoni scansafatiche che trovano nelle manifestazione solo un pretesto per non lavorare e condurre una vita disordinata e reprovevole. Non è certo tutt'oro quel che luccica: la libertà si paga sempre.
Cio' che però non posso ignorare è la grande passione e la voglia incondizionata di amore, vita e libertà di questo periodo, la loro insania creativa, lo smodato coraggio di manifestare ogni emozione senza paura, la noncuranza riguardo ad aspetti standard della vita che da sempre han saputo venderci come "felicità". So che mi sarei bruciato in fretta, ma mi sarebbe piaciuto essere un Hippie, se non altro per sentirmi parte di un qualcosa di condivisibile a livello generazionale, per sentirmi orgoglioso di aver espresso il mio dissenso verso ciò che davvero ci sta distruggendo, per essere parte del più grande movimento sociale di libertà, pace, amore e trionfo dei sogni..e scusate se è poco....
Che bella la televisione! E' una cosa meravigliosa il poter trovare a qualunque ora un programma intelligente e divertente che faccia trscorrere ore di piacevole intrattenimento, che cosa incredibile il poter vedere contenuti di qualità, prodotti da autori intelligenti e trasmissioni condotte da figure di elevata caratura professionale...che bello..SAREBBE!!
E' ufficiale: non se ne può più! E' evidente che il mezzo TV (che altri non è che il mezzo di comunicazione, informazione e intrattenimento più diffuso nel Belpaese) sta collassando su sè stesso. I programmi spaziano dal trash dei reality show al trash dei varietà pomeridiani, dal trash dei contenitori domenicali al trash dei salotti di seconda serata, dal trash delle finte recite (lacrime annesse) al trash delle litigate senza profilo. Una gran bella variaganza di contenuti ridotta ad essere solo puro intrattenimento "spazzatura" per compiacere un pubblico annoiato che vive fondamentalmente mangiando pentolate di "cazzi altrui", tutto condito da pietose scenette infarcite d'insulti e gesti ,indegni del peggiore bar di Caracas. "Riciclo" quella che doveva essere la parola chiave riguardo alle politiche ambientali del nuovo millennio, è diventato invece il simbolo della TV moderna: reality show di finti famosi riciclati da programmi vecchi e ormai sconosciuti ai più, oppure riadattati e dotati d'una personalità istantanea dopo aver militato in mezzo alla fila delle pseudoballerine dei vari programmi preserali, piuttosto che in fiction da casalinga disperata (nel vederle...); contenitori domenicali (chi ha coniato sta definizione è un fuckin genius) imbottiti d'ogni sorta di rumenta cagata fuori dai reality show e lasciata urlante in mezzo ad uno studio di cialtroni, in cui la cosa più professionale è la pubblicità; talk show ridondanti in cui dominano gli "opinionisti" (che significa che per potere apparire in tv basta una vaga infarinata di lingua italica e avere una qualsivoglia cazzo di opinione riguardo ad un qualsivoglia cazzo di argomento) echeggianti di banalità e cazzate stracotte nell'unto brodo della propria inutilità. E anche quei pochi programmi che tentano di salvarsi, finiscono in una logica di share che le intrappola dandogli il corto respiro della noia latente (si pensi al programma di Fazio: uno dei più bei programmi della Tv che si sta trasformando in un marchettone popolaresco di pubblicità a libri, film, dischi etc...)......Punto infine il dito contro i programmi culturali: che diventano sempre più salotti borghesi pieni di urla e opinioni contrastanti, da cui lo spettaore esce KO senza aver capito bene da che parte aspettarsi la prossima inculata.............
PS: Arridatece almeno i vecchi cartoni animati!!!!